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Verso un web più umano

Google sta umanizzando i risultati di ricerca: l’artificiale non piace più (e non è mai piaciuto)

Il 2017 sarà un anno pieno di sorprese… almeno per ciò che riguarda il panorama della SEO (il posizionamento sui motori di ricerca… o meglio, sul motore di ricerca Google).

Quello che molti non sanno è che dietro ad un posizionamento in prima pagina sul motore di ricerca (fondamentale per avere visibilità e quindi determinante per qualsiasi settore di vendita), ci sono infiniti parametri e variabili, nonché strategie, da tener conto e padroneggiare al meglio.

Parametri e variabili sono veramente tanti, parliamo di centinaia di “norme” che influenzano le sorti del posizionamento (senza contare qualche variabile sicuramente tenuta top secret dallo stesso Google).

Tutti questi elementi hanno un peso all’interno della SEO, alcuni in modo più netto, altri in modo più superficiale.

Per anni una tecnica molto efficace è stata quella della link building, e ancora oggi ha innegabilmente un peso significativo, ma qualcosa sta cambiando.

Innanzitutto, cos’è la link building?

La link building, tradotto in italiano, è la costruzione di link.

Questi link partono da siti esterni e puntano verso il nostro sito, aumentandone “l’autorevolezza” (molti misurano questa autorevolezza attraverso il domain authority ed il page authority di Moz, ma comunque non sono parametri “ufficiali”, riconosciuti da Google).

L’artificialità

Ovviamente, quando un parametro così rilevante come la link building è manipolabile, molti non si fanno certo scappare l’occasione di intervenire “artificialmente”, in modo da migliorare e velocizzare il processo di posizionamento di un determinato sito.

Ed ecco quindi che è nato il mercato dei link:

sul web esistono spazi dedicati alla compravendita di articoli/pagine con link annesso.

I costi possono variare da poche decine di euro fini a centinaia di euro (in alcuni casi anche migliaia, per siti con un’autorevolezza superiore alla media).

Tutto questo ha fatto si che si creassero 2 situazioni rilevanti:

  1. spesso i risultati in prima pagina non soddisfacevano l’utente, in quanto non offrivano un contenuto di reale valore, spinti nelle prime posizioni da strategie di link building
  2. Google ha preso sul serio la faccenda ed ha preso provvedimenti (prima, parliamo di tempo fa, penalizzando lo scambio link tra due siti, poi, ad oggi, analizzando scrupolosamente i link che i siti ricevono in entrata)

Il cambiamento

Perché ci ritroviamo a parlare di web più umano?

Perché, nonostante la link building sia ancora una tecnica che pesa nell’economia del posizionamento, si cominciano a muovere i primi passi verso risultati di ricerca più “veri”, più vicini a ciò che l’utente cerca, meritevoli di essere in cima alla lista.

Attualmente, a differenza degli anni passati, trovare articoli o siti tra le prime posizioni, senza che questi ricevano alcun link da parte di siti esterni, è all’ordine del giorno:

fino a poco te fa una simile quantità di risultati “senza backlinks” era pura utopia.

Google non è uno sprovveduto

Google sa quel che fa, e questo cambio di rotta, che, ripeto, è ancora all’inizio e a mio avviso si perfezionerà nei prossimi anni, è mirato ad un’unico scopo:

la soddisfazione dell’utente che effettua le ricerche (le famose parole chiave digitate nella barra di ricerca)

Già, perché ricordiamoci sempre che Google è un’azienda e gli utenti che muovono le ricerche sono tutti dei clienti (indiretti, grazie alle pubblicità, agli inserzionisti).

La soddisfazione del “cliente” viene prima di tutto… anche della link building!

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